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Intorno al mondo con Luigi e Irene

di Piergiorgio Bighin

 

28 aprile. Auditorium affascinato dal video racconto dell’impresa.

Memorabile serata offerta dal circolo nautico di Chioggia ai concittadini: si può a buon diritto affermare che il circolo, presente dal 1949 nella nostra città, rinnova con questa manifestazione la sua dimensione anche culturale ed educativa.

Due navigatori curiosi, attenti alla realtà, dotati di una straordinaria barca (40 metri) ma soprattutto di un grande equipaggio (sette uomini e donne assolutamente preparati ) in un giro del mondo di 30.000 miglia ed oltre ” realizzano il sogno che da bambini noi tutti abbiamo fatto” secondo le intense parole di Antonio Vianello neo presidente del circolo.

Di poche parole, come solo i veri uomini di mare sanno esserlo, Irene e Luigi portatori di uno sguardo poetico, raccontano in questo viaggio il loro stesso viaggio della vita, cioè il modo di trattare la realtà, con umiltà e rispetto. Il video che ci regalano è da antologia: le varie tappe raccontate in una breve didascalia che indica il porto di partenza e quello di arrivo, le miglia percorse e il tempo. Qualche breve annotazione come in una sorta di portolano del cuore e poi immagini-colori- uomini- donne incontrati perché il mare unisce i paesi che separa e lo si capisce bene nelle istantanee degli approdi, gli sbarchi a cercare un volto, un colore, un luogo frequentato in qualche déjà vu onirico.

E noi lì a rifarci gli occhi, a credere possibile che tutta quella bellezza esista veramente perché qualcuno l’ha incontrata e ce la racconta, ce la snocciola con pazienza cercando nel contempo di dirci qualcosa di sé.

Perché il mare è anche un velo che mentre rivela allo stesso tempo cela, non dirà mai tutto ma tratterrà tra gli anfratti più profondi: per questo ogni qual tanto bisogna immergersi, andare giù a guardare tra il pesce guizzante, tra i tesori sommersi che possono celare qualche traccia del nostro passato amniotico.

Le fotografie mai banali raccontano una ricerca, mai una conquista ma il recupero paziente del filo di Arianna che ci lega al senso di tutto, mare per mare, onda per onda, da quelle mostruose e destruenti a quelle delicate e carezzevoli … E su tutto il vento che spinge come il respiro della vita.

La musica, sempre appropriata, accompagna il viaggio dello sguardo e sembra talora che le immagini la seguano come in una sorta di danza.

Luigi e Irene sono davvero due di noi che hanno trovato patria nella nostra città vissuta come avamposto sul mare.

Che rivalutazione per una città come Chioggia le poche parole di Luigi che scorge nella nostra posizione geografica e nella nostra storia una vocazione, come uno spalancamento che la proietta oltre, che la lancia come un sasso sulla superficie della laguna e del mare, che le indica quel montaliano più in là che sempre il viaggio della vita contiene.

C’è in ognuno di noi che va per mare, o almeno lo sogna, quel senso di spaesamento, come un non aver patria quaggiù che ci fa cercare altri mari e altre terre.

Per questo l’esergo finale di J.A. Ransome che chiude il video e la serata è la piena sintesi di ogni umana costruzione, di quell’inquietudine del cuore che spinge sempre la barca di ogni uomo verso quell’eterna giovinezza che non ha approdo quaggiù: “Il desiderio di costruire una barca è il sogno della giovinezza ancora restia ad accettare l’idea di un luogo definitivo dove riposare”.